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DOMUS

HORTAE

 

Corso Aldo Moro 85

Orta Nova 71045, (FG)​

 

Tel.: 

E-mail: domus.hortae@gmail.com

 

Orari:

Lunedì – Domenica 10:00 – 13:00

Lunedì – Sabato 17:00 – 20:30​

VIGNETI NEL CUORE DELLA PUGLIA 

Azienda Vitivinicola 

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UNA STORIA DI FAMIGLIA


Domus Hortae è l’azienda di famiglia Fioretti impegnata da sempre nella coltivazione di vigneti, che cura con massima dedizione e passione sin dal 1788, valorizzandone le proprie produzioni.

 

LE NOSTRE RADICI


L’amore per la terra della famiglia Fioretti ha radici lontane.
Alcuni antichi documenti di famiglia, confermati poi dai registri dell’Archivio Diocesano, identificherebberoin Matteo Fioretti il primo avo Fioretti, approdato, nel 1788, nell’agro di Orta Nova, precisamente a Grassano delle Fosse, così come intitolato oggi nelle liste del catasto, per lavorare la terra.
Passo di Grassano, così appellato sulle carte storiche, è una delle contrade adiacenti alla Locatione d’Horta :
contrade tra loro collegate da camminamenti sotterranei che conducono sino al centro abitato, proprio dove era ubicata la Domus di Federico II.
Al di sopra di tali corridoi sono impiantati i vigneti di famiglia.

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IL  NOME

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Il termine Domus Hortae deriva dal latino “Domus”, ossia, residenza intesa come dimora di famiglia, luogo preposto a conservare i sapori di una tradizione che si perpetua in una centenaria agricoltura famigliare,  ma è anche l’antico toponimo della cittadina di Orta Nova. Le parole Domus Horta, infatti,  furono utilizzate da Federico II di Svevia per identificare una delle sue residenze, così su un frammento epigrafico rinvenuto nei pressi della Domus di Orta

 

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TOR SEP AUGUSTS IERusa

LE SICILIE REX HOC OP Pecu

niA sua HORTA CONSTUI F

 

Il signore Federico per grazia di Dio sempre Augusto imperatore dei romani

   re di Sicilia e Gerusalemme fece costruire questo edificio a Orta a sue spese

Famiglia Fioretti

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PUGLIA

– Terra di Vino,

di Mare e di Storia

 


Regione dell’Italia meridionale situata più ad est, ponte storico tra oriente ed occidente, per questo ricca di cultura, arte, tradizioni, cibo e vini.
Nonostante sia bagnata da due mari e la sua forma allungata le permetta di godere dei benefici di questa vicinanza, la Puglia è una regione caratterizzata dalla siccità, peculiarità importante per la produzione di ottimi vini.
Il toponimo storico Apulia,infatti, deriverebbe da Apluvia, ovvero terra senza piogge, anche per questo fino alla metà del XX secolo il nome Puglia era utilizzato declinandolo al plurale, Puglie.

IL TAVOLIERE

DELLE PUGLIE


E’ un territorio situato nel nord della Puglia ed occupa quasi la metà della Capitanata. Il Tavoliere è una pianura di sollevamento (infatti un tempo era sottomarino) ed è interamente pianeggiante. Si estende per circa 4000 km² tra i monti Dauni a ovest, il promontorio del Gargano e il mare Adriatico a est, il fiume Fortore a nord e Ofanto a sud.
È la più vasta pianura meridionale, geologicamente classificabile come preistorico fondo marino.
Il nome Tavoliere deriva dal catasto romano, organizzato in Tabulae censuariae, sul quale erano annotate le proprietà terriere adibite al pascolo o alle coltivazioni.

Il clima è prevalentemente mediterraneo, influenzato dal mare, anche se in inverno raggiunge molto spesso punte continentali.
Le stagioni primaverili ed estive sono spesso segnate dalla siccità, ciò rende l’ambiente particolarmente adatto alla coltivazione della vite.
Essa, infatti, ha una enorme sopportazione per gli eccessi di caldo, in quanto dispone di un apparato radicale molto sviluppato e capace di raggiungere grandi profondità.
Uno dei più importanti fattori climatici per la coltivazione della vite è l’acqua, che partecipa attivamente al metabolismo e ha un ruolo preminente nella distribuzione di componenti minerali nell’uva.

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ORTA NOVA


Orta Nova ridente cittadina situata nel centro del Tavoliere delle Puglie.
Benché recenti scoperte collocano la sua origine in epoca romana, solo nel 1142 il toponimo di Orta è
attestato in atti.
Più tardi si avrà notizia di una residenza imperiale, fatta erigere da Federico II, cui fa cenno un frammento
epigrafico del quale permane solo una documentazione fotografica realizzata dall'Haseloff agli inizi del
Novecento.
Nel 1429 fu istituita la "mena", cosiddetta Transumanza, regolata poi nel 1447 con nuove norme
da Alfonso d'Aragona. A tali pascoli, riuniti in comprensori, fu dato il nome di "locazioni" e nel 1548 venne
istituita la "locazione d'Orta".
Il 2 novembre 1611 il feudo veniva acquistato dai Gesuiti che iniziarono la trasformazione della residenza
imperiale. I Gesuiti, noti cultori della coltivazione della vite, cominciarono la modifica del territorio
agricolo trasformandone in parte l’assetto.
Espulsi i Gesuiti nel novembre del 1767, il grande feudo ritornò alla corona. Nel 1773, per ordine di
re Ferdinando IV l’area fu ricolonizzata, così come si evince dal documento rinvenuto tra le carte custodite
dall’Archivio di Stato di Foggia e in parte riportato:


“Le terre del Tavoliere di Puglia che vengono denominate i cinque Reali Siti, e che sono assegnate in
censuazione a’ naturali de’ comuni di Orta, Ordona, Carapelle , Stornara e Stornarella, appartenevano altra
volta in feudo a’ PP. Gesuiti. Allorchè nella soppressione dell’ordine gesuitico nel regno di Napoli esse
divennero delle proprietà fiscali, volle il Governo accorresse al bisogno degl’infelici agricoltori che fin allora
aveano utilizzate, aderendo alle loro domande, e distribuendole ad essi. Quindi fu che nell’anno 1774 si
diedero in censuazione agli abitanti de’ Siti indicati, assegnandone a ciascuno dieci versure ad uso di
semina, una casa rurale, ed un pascolo sulla mezzana delle terre stesse pel nutrimento degli animali
necessari alla coltivazione.”

 

 

Le famiglie, che concorsero alla censuazione di Orta, vennero dalla Capitanata, dalla terra di Bari e
dal Principato Ultra. Essere assegnatari di 10 versure responsabilizzava e incentivava i nuovi agricoltori a
diversificare e migliorare le coltivazioni delle terre, fino a quel momento dedite al pascolo transumante e
coltivazioni ad esso annesso.
E’ da questo momento in poi che il territorio comincia la sua ascesa in campo viticolo. Dal 1774 in poi,

molte le famiglie assegnatarie accorse dalle terre di confine per stabilizzarsi.
Nel 1806 Orta fu eretta a comune autonomo e nel 1863 veniva aggiunto il suffisso Nova per distinguerla da
altre località italiane con lo stesso nome.

IL NOSTRO LAVORO​

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Il forte connubio tra passione e lavoro, ardore e fatica, trasmesso da padre a figlio, ha permesso di lasciare
in eredità, oltre ai terreni e ai vigneti, l’amore e la dedizione alla terra alle generazioni della famiglia. 
Nel cuore di questa terra, ancora oggi,la famiglia Fioretti, con moderno spirito imprenditoriale, arricchisce l’azienda con competenze tecniche specifiche nella coltivazione e conduzione della vite impreziosendo ciò che l’antica tradizione di una famiglia ha lasciato come passione.

 

IL TERROIR

 

 


L’agro ortese è caratterizzato da un suolo alquanto eterogeneo e diversificato nelle varie zone che lo identificano.

Il microclima, con intensa radiazione luminosa e terreni ricchi di calcare, fa si che la
vite affondi radici lontane in questo ambiente.
L’insieme di tutti questi fattori fanno si che questo microambiente doni ai vigneti, di questa meravigliosa terra del Tavoliere, particolari caratteristiche. Circondati da monti e da mari, riescono a produrre uve i cui vini avranno complessità aromatica, importante dotazione di alcool ed un corpo consistente.
In particolare i terreni dell’azienda, ubicati nell’agro di Grassano, sono di medio impasto, calcarei, sub-alcalini e con presenza di scheletro intorno al 20%. La tessitura di questi terreni, grazie all’ottimo drenaggio ed alla presenza delle rocce sedimentarie che lo compongono, darà ai vini mineralità, struttura e alcolicità importante. Il complesso di queste caratteristiche offre la possibilità alle piante di vegetare e di dare al frutto la sua caratteristica tipica, nonché unica, peculiare alla produzione di vini eleganti con una personalità intrigante .

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I VIGNETI

 


I vigneti del’azienda attualmente in produzione, impiantati da 8 a 12 anni fa dopo un’attenta
analisi di tutti i fattori pedo-climatici, sono stati eseguiti con l’obiettivo di produrre uve di qualità.
La Domus Hortae fa poco uso della chimica utilizzando preferibilmente prodotti di copertura per combattere le principali ampelopatie della vite. Si segue l’applicazione rigorosa di tutti i principi dell’agricoltura integrata con l’ulteriore esclusione di tutti i prodotti con profilo eco tossicologico sfavorevole sia per l’uomo che per l’ambiente, preferendo l’utilizzo di alcuni preparati per l’agricoltura biologica. L’obiettivo è quello di offrire ai consumatori un prodotto a residuo zero.

 

​Le erbe infestanti sono gestite con interventi meccanici, favorendo la biodiversità di tutto
l’ecosistema vigneto. Le pratiche agronomiche, sono prevalentemente manuali, così come ci è
stato trasmesso dai nostri avi, questo per permettere alla vite di raggiungere naturalmente il suo equilibrio con l’ambiente, dalla fase della potatura alla cura di ogni singolo grappolo dalla fase della formazione alla vendemmia. Per le uve destinate alla lavorazione dei vini più longevi, si esegue il diradamento dei grappoli in post-allegagione e la vendemmia avviene dopo l’appassimento dei grappoli sulla pianta, raccolta manuale con attenta selezione dei grappoli.

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DALLA VITE ALLA CANTINA

 

 

La vendemmia avviene dopo un lieve appassimento delle uve sulla pianta. Raccolta a mano durante le prime ore del mattino, con attenta selezione dei grappoli, viene riposta in cassette di plastica e trasferita in cantina.

Qui viene diraspata, pigiata sofficemente e fatta macerare in tini di acciaio inox da 50 Hl.

Contatto bucce, mosto due settimane, controllo della temperatura del capello di vinaccia, 2 delestage al giorno. Pressatura delicatissima delle vinacce. Batonnage giornaliero sino al primo travaso.

I Nostri Vitigni 

Nero di troia

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E’ il vitigno che assume centralità nella storia del nostro territorio prima e, della domus Hortae, dopo.

Ha radici storiche antiche avvolte in miti e leggende prime tra tutte l’approdo di Diomede sulle Isole Tremiti (chiamate anche Isole Diomedee) per poi fondare Arpi e Canosa risalendo, con la sua imbarcazione, il fiume Ofanto Il nome del vitigno si ritiene provenga da ‘Troia’ (Ilium), antica città dell'Asia Minore.
Vitigno mediamente produttivo, resistente e ben adattato al clima caldo e arido del nord della Puglia. 
La pianta si avvantaggia della prolungata esposizione solare e resiste ai lunghi periodi di
siccità, tipici della regione Apulia e tali da rendere necessaria l’irrigazione.
E’ un vitigno a bacca rossa autoctono per eccellenza della Puglia settentrionale.
Il grappolo rosso e compatto. L’acino medio, sferoidale, con buccia ricoperta di pruina, spessa e coriacea.

La polpa è poco carnosa.
Da queste uve si ottiene un vino di colore rosso rubino, con riflessi violacei, costanti note floreali e
fruttate di violetta e mirtillo.

Con l’affinamento emergono poi note di confettura di ciliegia, tabacco e speziato in genere (pepe nero).

Caratterizzanti di questo vitigno sono la ricchezza di tannini, ammorbiditi dall’affinamento ed il suo corpo. Le vinificazioni in rosato sono frequenti con
la particolarità di ottenere vini con sentori di fiori freschi e fruttati di melograno e ciliegia.

 

 

Primitivo

Il nome primitivo si deve alla precocità della maturazione delle uve.

Il Primitivo è un vitigno a bacca nera italiano, la buccia di colore blu scuro e ricca di antociani e pruina, di medio spessore, si presta all’appassimento.

L’acino ha dimensione media ed è sferoidale. La polpa è carnosa e il succo molto dolce.

Il vino si presenta di colore rosso rubino intenso, quasi impenetrabile. Al naso sprigiona profumi di frutti scuri e spezie.  All'assaggio è caldo, morbido, strutturato e di buona persistenza.

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FIANO minutolo

di Puglia    ​

Il Fiano  è un vitigno aromatico a bacca bianca caratteristico della Puglia.

La sue caratteristiche aromatiche conferiscono al vino che ne deriva spiccati profumi, freschezza e note di frutta tropicale che lo rendono unico e particolarmente piacevole. 

La sua presenza in Puglia risale a tempi remoti, infatti il Fiano è già presente alla mensa dell'Imperatore Federico II, alla corte Svevo-Angioina. Raffinato buongustaio, Federico II prediligeva la cacciagione da piuma (fagiani colombi falchi) spalmati con miele e passati alla brace con erbe aromatiche, non meno amava il pesce, formaggi cereali e funghi. Quanto ai vini preferiva i bianchi, il Fiano in modo particolare. Infatti su una pergamena, datata 28 marzo 1240, viene ordinato al cuoco, all'arrivo a Foggia del Sovrano, di portare altro vino Fiano.

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I  nostri  vini

NERO DI TROIA, RISERVA BASE

AGLIANICO

FIANO MINUTOLO (BIANCO)

FALANGHINA (BIANCO)

FIANO (BIANCO)

PRIMITIVO

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